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Così in tre giorni riusciamo a insegnare ai giovani contadini l'innovazione che serve alla terra

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24.10.2018

Agriacademy è un programma di alta formazione su innovazione, internazionalizzazione e marketing promosso da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo e rivolto, in totale, a 200 giovani imprenditori agricoli vincitori del bando "Promuovere lo spirito e la cultura d'impresa".

Il programma prevede due sessioni, una estiva e una autunnale, in tre sedi: Roma, Bologna e Bari. La prima sessione si è svolta tra giugno e luglio che ha visto i ragazzi impegnati in sessioni di approfondimento con docenti esperti di innovazione e internazionalizzazione nel settore agrifood provenienti dall'Università di Brescia, il Politecnico di Milano, la Sapienza di Roma, l'Università del Sannio al fine di stimolare la produzione di concept di innovazione a partire dalle loro aziende e dal loro contesto di provenienza. Per la sessione autunnale, invece, mi hanno chiesto di curare la direzione di questa seconda parte con l’obiettivo di passare un metodo per stimolare il lavoro di gruppo accompagnando il passaggio di 4 idee da concept a progetto.

Devo dirvi che come sempre ero preoccupato ma anche questa volta con tutto il team di RuralHack abbiamo deciso di optare per i nostri approcci ispirati al “learning by doing”, esponendo i ragazzi ad una lunga maratona non stop, una sorta di bootcamp creativo, in cui i giovani imprenditori agricoli partecipanti, con l’aiuto di una task force di Rural Hacker Designer hanno sviluppato i loro progetti di impresa cercando di guardarli dal punto di vista degli utenti ed arrivando a proporre anche dei prototipi dell’idea progettuale.

E devo dire che abbiamo fatto bene. Come al solito abbiamo imparato un sacco di cose e, soprattutto, stiamo avendo conferma che saranno proprio le nuove generazioni a mostrarci come l’innovazione e le tecnologie possano essere “addomesticate” per mettere in pratica un mondo sostenibile.

Infatti benché i temi fossero tarati sulle 4 aree di internazionalizzazione, agricoltura 4.0, marketing ed export, è stato bello vedere come fosse naturale ormai per i ragazzi pensare a progetti che contemporaneamente tengono insieme la loro necessità di fare reddito per riuscire a far stare in piedi la loro azienda agricola in modo autonomo e non assistenziale con l’esigenza e la consapevolezza di generare impatti positivi sull’ambiente, sulle comunità, sulla salute delle persone. E tutto questo aldilà di ogni ideologia e di ogni precetto morale. Devo dire che è stata una tre giorni intensa che ha caricato tutti di entusiasmo e speranza che le cose possano davvero cambiare.

Agriacademy è stata una sorta di zona temporaneamente autonoma rispetto alla narrazione mediatica (e non solo) di questo paese. Una boccata di ossigeno credetemi.

Quella di Roma, che ha avuto luogo dal 18 al 20 ottobre, è la prima delle tre tappe autunnali dell’ AgriAcademy che........

© agi